Questa è la prima regola per non commettere errori che
potreste pagare cari.
Quindi, fate un bel respiro profondo, bevete un bicchiere d’acqua
(o di vino) e cercate di dormirci su. Dicono che la notte porti consiglio. Non
sempre è così, ma di certo avrete evitato di prendere una decisione affrettata.
E tutti sanno che la fretta è cattiva consigliera.
L’indomani, con molta pazienza, riprendete quel pensiero che
non vi ha fatto dormire la notte (lo so) e cercate di snocciolarlo.
Provate ad analizzarne tutte le sfaccettature, mettendo sui piatti della bilancia gli aspetti negativi e quelli positivi, ed osservate da che
parte pende l’ago.
Ascoltate le vostre sensazioni, le vostre emozioni e
seguitele. Chi ha ascoltato la voce del proprio cuore, raramente ha sbagliato o
si è pentito delle scelte prese.
Ma attenzione, perché chi meglio del cuore può farvi
prendere delle decisioni impulsive e quindi affrettate?
E’ un’arma a doppio taglio. Il
cuore.
Ma anche ragionare troppo non porta ad una soluzione.
Quindi che fare? Dove sta il giusto mezzo?
Io penso che in fondo, in un angolo di noi stessi, sappiamo
cosa è giusto e cosa è meglio fare. Quello che ci frena è la paura.
La paura di sbagliare, e di non poter tornare indietro.
Ma questa, che altro è se non una delle prime regole che ci
insegnano da piccoli, quando ancora non sappiamo che se cadi a terra senza
mettere le mani davanti, poi i tuoi compagni di classe ti chiameranno “sdentato”
per un bel po’ di tempo.
“SBAGLIANDO SI IMPARA.”
E allora, sbagliate, e più sbaglierete più imparerete. Ed
allo stesso tempo imparerete a non rifare lo stesso errore.
Io, per adesso, faccio un bel respiro, bevo un bicchiere d’acqua
e ci dormo su.
Buon riposo, e che la notte sia buona consigliera.
Avete mai quantificato il tempo che dedichiamo a parlare con la gente? Mettersi lì, seduti magari ad un bar e aprirsi di fronte a qualcuno. Un amico, un fratello, un collega. In altri contesti potrebbero essere un prete o un medico.
“Ti dico questa cosa, ti racconto quest’altra, le consiglio di….”
Dedicare un fetta della nostra vita a condividere esperienze attraverso la parola.
Sicuramente meno tempo di quanto ne spendiamo ad inviare whatsapp, a rispondere ai messaggi su facebook, a postare una foto su twitter attraverso instagram…
D’altronde, siamo immersi nell’era dei social network, l’era della “Solitudine Socializzata”, dove la condivisione è isolamento. Un paradosso direte voi. Lo è davvero.
Scattiamo più velocemente se sentiamo un TIN provenire dalla borsa, che quando vediamo cadere una vecchietta sul marciapiede.
Questa è l’estremizzazione dell’essere SOCIALI, ed il più grande controsenso dell’essere UMANI.
Ci siamo completamente dimenticati di quanto ci stiamo impoverendo dentro, quanto stiamo diventando dipendenti dalle scritture veloci che impongono pensieri brevi e pressoché vuoti.
Ci sentiamo più persi senza il nostro i-phone che da soli, in mezzo al deserto.
Questa è l’era del “si può avere tutto in ogni luogo ed in ogni momento”. Non conosciamo più l’attesa che porta la curiosità del sapere.
I commenti a questa foto mi hanno veramente colpita. C’è chi si discosta dalla presa di posizione dei titolari del bar immortalato, chi invece condivide l’idea e ne apprezza le buone intenzioni.
(Vi consiglio di darci una letta per capire chi è “socialmente solo” e chi invece vorrebbe solamente socializzare.)
Ho visto persone parlare al telefono senza avere nessuno dall’altra parte dell’apparecchio. E non sto parlando di gente che pur di non sentirsi sola finge di dialogare con qualcuno, ma di persone che pongono le più assurde domande all’i-phone ricevendone magari come risposta: “Non capisco cosa intendi”!
Ho visto persone isolarsi da un gruppo, perché magari poco interessate ai discorsi degli altri componenti, iniziando a “smanettare” con il telefoni, ed arrivare ad un punto tale da non sentire più le voci degli amici, le risate, i rumori intorno…….
“Mi scusi, stiamo chiudendo.”
Si, sei rimasto solo, con il telefono in mano ed il titolare del locale che sta ultimando le pulizie.
Ma per fortuna non tutti siamo stati assorbiti dal dilagante universo dei social network e qualcuno ancora si diletta in spensierate chiacchierate, sostituendo gli emoticons alle vere emozioni. Momenti di condivisione che non rischiano di perdersi a causa di un reset, ma che creano legami e ricordi.
Frasi lunghe e piene ,intervallate da un sorso di caffè, che scorrono come l’acqua nei torrenti.
Parlate. Parlate di più e a viso aperto. Riempite la vostra vita di questi momenti. Raccontate e raccontatevi,
ad un amico, al fidanzato, ad un familiare, a chiunque vi ispiri qualcosa di buono, e non vi sentirete mai soli.
A presto
Chiara P.
(Come talk to me - Peter Gabriel)
The wretched desert takes its form, the jackal proud and tight
In search of you, I feel my way, though the slowest heaving night
Whatever fear invents, I swear it make no sense
I reach through the border fence
Come down, come talk to me
In the swirling, curling storm of desire unuttered words hold fast
With reptile tongue, the lightning lashes towers built to last
Darkness creeps in like a thief and offers no relief
Why are you shaking like a leaf
Come on, come talk to me
Ah please talk to me
Won't you please talk to me
We can unlock this misery
Come on, come talk to me
{Chorus 1:}
I did not come to steal
This all is so unreal
Can't you show me how you feel now
Come on, come talk to me
Come talk to me [x2]
The earthly power sucks shadowed milk from sleepy tears undone
From nippled skin as smooth as silk the bugles blown as one
You lie there with your eyes half closed like there's no-one there at all