30 mag 2014

Acqua Fredda

E' tutta intorno a me.
L'acqua mi circonda, mi invade, mi toglie il respiro.
Non riesco a nuotare.



E' fredda. Fredda.

Non sento più il mio corpo. Quasi non mi sembra di sentire battere il cuore.
C'è solo acqua, intorno a me.

Solo tanta acqua fredda.

Ed il silenzio, a farmi compagnia.

Lo senti?

Mi senti?




(Cold Water - Damien Rice)

Cold, cold water surrounds me now
And all I've got is your hand
Lord, can you hear me now?
Lord, can you hear me now?
Lord, can you hear me now?
Or am I lost?

Love one's daughter
Allow me that
And I can't let go of your hand
Lord, can you hear me now?
Lord, can you hear me now?
Lord, can you hear me now?
Or am I lost?

Cold, cold water surrounds me now
And all I've got is your hand
Lord, can you hear me now?
Lord, can you hear me now?
Lord, can you hear me now?
Or am I lost?






27 mag 2014

Sai chi sei? Sai cosa ti è successo? E' così che vuoi vivere?

Questa parte della mia vita si può chiamare: DOMANDE.





Me ne sto facendo molte ultimamente. Forse troppe.
Quali sono i segreti della gente ? Perché il week end piove quasi sempre?  Come si fa ad essere Felici? E tante tante….. tante altre.

Torni indietro, lungo la linea del tempo e ti fermi a quando da bambino chiedevi  alla mamma: perché? Perché? Perché? Infinite volte, ricevendo infinite volte una motivazione, che ti sembrava sempre la più giusta, così la prendevi per buona.

La fantasia delle mamme. L’innocenza dei bambini.

Ci vorrebbe anche quando si cresce. Una mamma Bignami e una formichina che ti lascia i soldini sopra il dentino che si è conficcato nel toast.

Se fosse così facile trovare le risposte come farsi le domande, mi arrabbierei meno qualora la macchina si fermasse in mezzo ad una stradina strettissima a senso unico, saprei anticipare le mosse dell’avversario, vivrei sempre con il sole dentro.

Ma le domande più difficili sono sempre quelle che ci vedono come protagonisti, quelle che conoscono il colore dei nostri occhi e la forma della nostra bocca, il fluire copioso delle cellule e la luce della nostra anima.

Sai chi sei?
Sai cosa ti è successo?
E’ così che vuoi vivere?

Schiacci il tasto PAUSE e fissi lo schermo nero.

Chissà perché quando si parla di noi, non sappiamo mai cosa dire. Quando è il momento di curarci sbagliamo il trattamento. Quando è il momento di amarci, non riusciamo a farlo nel modo corretto.
Abbiamo sempre mille attenzioni affinchè la camicia appena lavata non venga sporcata da uno schizzo di sugo, che la cellulite divorzi dal tuo sedere, che i bicchieri di cristallo non abbiano una sbeccatura.

Ma tu, con la camicia perfetta, con un culo liscio come quello di un putto di porcellana, e dei bicchieri che potrebbero fare invidia ai servizi reali della Regina Elisabetta,

Sai chi sei?

Sarei voluta diventare una pilota della Formula 1, e correre veloce, tagliando le curve ed il vento. Ora sono diventata ciò che mio padre voleva per me. Un avvocato con un sedere da far invidia a J.Lo (volontà mia) ed una mia attività, ma sogno ancora il circuito di Montecarlo.

Sai cosa ti è successo?

Ho "deciso" che gli altri scegliessero per me. Ho lasciato che qualcun altro indossasse la mia vita e che i miei sogni si infrangessero su quel bastardo guard rail.

E’ così che vuoi vivere?

Se potessi tornare indietro metterei i miei desideri davanti alle aspettative degli altri. Cadrei più e più volte, ma ogni volta mi rialzerei più forte. Seguirei l’istinto, anche da sola contro il mondo. Sarei più viva di quanto lo sono ora. Avrei più coraggio e sarei più pronta perfino a morire, ora. (Per quanto riguarda i bicchieri di cristallo, è tutta colpa di mia madre!)

Non si può vivere con il rimpianto, né con il senso di colpa, né con quesiti lasciati a metà.
Forse le domande alle volte sono le risposte di cui potremmo aver bisogno. Una costante tensione che ci allena alla ricerca dell’equilibrio, a camminare passo dopo passo sulle nostre gambe, verso l’orizzonte.

E se mi dovessi perdere?...

Un’altra domanda.



(Canzone delle domande consuete - Francesco Guccini)

Ancora qui a domandarsi e a far finta di niente
come se il tempo per noi non costasse l' uguale,
come se il tempo passato ed il tempo presente
non avessero stessa amarezza di sale.

Tu non sai le domande, ma non risponderei
per non strascinare parole in linguaggio d' azzardo;
eri bella, lo so, e che bella che sei,
dicon tanto un silenzio e uno sguardo...

Se ci sono non so cosa sono e se vuoi
quel che sono o sarei, quel che sarò domani,
non parlare non dire più niente, se puoi,
lascia farlo ai tuoi occhi, alle mani...

Non andare... vai... Non restare...stai... Non parlare... parlami di te...

Tu lo sai, io lo so, quanto vanno disperse,
trascinate dai giorni come piena di fiume
tante cose sembrate e credute diverse,
come un prato coperto a bitume.

Rimanere così, annaspare nel niente,
custodire i ricordi, carezzare le età;
è uno stallo o un rifiuto crudele e incosciente
del diritto alla felicità...

Se ci sei, cosa sei? Cosa pensi e perchè?
Non lo so, non lo sai; siamo qui o lontani?
Esser tutto, un momento, ma dentro di te,
aver tutto, ma non il domani...

Non andare... vai.. Non restare...stai... Non parlare... parlami di te...

E siamo qui spogli in questa stagione che unisce
tutto ciò che sta fermo, tutto ciò che si muove,
non so dire se nasce un periodo o finisce,
se dal cielo ora piove o non piove...

Pronto a dire "buongiorno", a rispondere "bene",
a sorridere a "salve", dire anch'io "come va?"
Non c'è vento stasera. Siamo o non siamo assieme?
Fuori c'è ancora una città?

Se c'è ancora balliamoci dentro stasera,
con gli amici cantiamo una nuova canzone...
tanti anni e son qui ad aspettar primavera,
tanti anni ed ancora in pallone...

Non andare... vai... Non restare...stai... Non parlare... parlami di te...
Non andare... vai... Non restare...stai... Non parlare... parlami di noi...


15 mag 2014

MEDITO Ergo Sum

Ultimamente mi sono affacciata al mondo della meditazione.


Mi sono ritrovata ad occhi chiusi a parlare con la bambina di vent’anni fa, a camminare in mezzo ad una foresta accompagnata da una tigre, ho aspettato l’arrivo di qualcuno, lì, dove il mare bacia la sabbia.



Visioni strane, al momento prive di senso.
Come quelle di oggi.

Una frase, “CONCETTI IN MOVIMENTO.” Nitida, mi è apparsa al centro della scena.
E poi una donna,  che si strappava dal collo una collana di perle, ed una di queste veniva macchiata da una lacrima, nera di mascara.

Non sono ancora riuscita a capire a cosa si riferiscano, ma sento che non sono lontane da me.
Quella frase, quella donna, quelle perle.

Ciò che la meditazione ti fa comprendere è che tutto ciò che immagini, tutto ciò che fai comparire di fronte a te, quasi come un film proiettato su una parete bianca, non arrivano mai per caso.

Sono indizi che la mente ti porta, sono intuizioni che ti vengono offerte, sono segnali che ti aiutano a trovare il tuo posto nel mondo, la soluzione ai tuoi problemi.

A capire chi sei, cosa vuoi e a come fare per ottenerlo.

Domani tornerò ad immaginare, e a cercare di interpretare ciò che la mia mente disegnerà.

Che siano frasi, voci, cose o persone.

Io sarò pronta a leggere, ascoltare, toccare o vedere.


E a conoscermi un pò di più.


(Louise Hay - Willing To Change)


Chiara P.

9 mag 2014

Portami a Danzare sulla Luna

Chiudi gli occhi e lasciati andare.

Rilassati.

Dammi la mano. 

Senti i miei capelli tra le tue dita. 

Si, sono io.

Il tuo cuore è freddo, lo so, ma questa notte si scalderà.

Tieni gli occhi chiusi.

Respira.

La camicia scivola via, lontano da te, e si adagia vicino alla mia gonna, che ci osserva da laggiù.

Le stelle brillano in cielo e l’aria sa di ciliegio.

Si alza il vento. Forse pioverà.

Ma noi siamo qui. Nient’altro.

Le tue braccia forti mi stringono, e mi fanno danzare.

Il mio viso cerca il tuo petto, e la mia bocca i tuoi occhi.

Non aprirli.

Resta così.

Senti che silenzio…

Questa notte la musica la portiamo noi.

Mentre continuiamo a danzare.

Fatti cullare.

La Luna si è accorta di noi e ci sorride.



Ora sorridi anche tu ed apri gli occhi.

Brillano.

E mi guardi mentre le tue labbra si appoggiano sulle mie, quasi non chiedessero altro che incontrarsi. 

Si cercano, si studiano, si ritrovano.

E’ una lunga notte, questa.

E tu mi porti lì. Sulla Luna.

Dove possiamo danzare ancora.




(Neil Young - Harvest Moon)

Come a little bit closer 
Hear what I have to say 
Just like children sleepin' 
We could dream this night away. 

But there's a full moon risin' 
Let's go dancin' in the light 
We know where the music's playin' 
Let's go out and feel the night. 

Because I'm still in love with you 
I want to see you dance again 
Because I'm still in love with you 
On this harvest moon. 

When we were strangers 
I watched you from afar 
When we were lovers 
I loved you with all my heart. 

But now it's gettin' late 
And the moon is climbin' high 
I want to celebrate 
See it shinin' in your eye. 

Because I'm still in love with you 
I want to see you dance again 
Because I'm still in love with you 
On this harvest moon.


29 apr 2014

Mangia, Prega, Ama.

Ognuno sceglie il proprio ordine d’importanza.
Se saziare prima la pancia, l’anima o il cuore.



Ma il Come saziarsi, a questo non tutti danno peso.

Un panino del supermercato o una carbonara.
Una preghiera recitata a memoria, o una fatta su misura per te.
Un uomo che ride, o uno che piange.

Si passa tutta la vita alla ricerca del proprio equilibrio, a dividere in parti uguali il cibo perché nessuna parte di noi patisca la fame.

E una volta che pensiamo di averlo trovato, c’è sempre qualcosa che ci richiede più nutrimento.
Allora aumentiamo le dosi, rinforziamo la fede, gonfiamo il cuore.

Ci vuole forza e coraggio.

Ma il Come lo facciamo. Su questo dobbiamo riflettere per notarne le differenze e per volerci più bene.
Perché una volta provata la carbonara, non lo vorrai più quel panino del supermercato.
Perché dopo esserti sentita più vicina a Dio parlandogli di te, aprendoti a lui e facendo entrare la sua luce, le preghiere recitate a memoria, saranno solo delle parole imparate per recitarle in coro.
Perché dopo aver visto un uomo piangere, vorrai asciugargli le lacrime con i tuoi sorrisi. E i suoi sorrisi, inumidiranno poi il tuo viso.
Una volta compreso che amare ti rende libero, avrai sempre la pancia piena e l’anima viva.
Ma bisogna essere pronti a ricevere.
Vivere sempre cercando il meglio negli altri, per tirare fuori il meglio da noi stessi.
Senza smettere mai di essere affamati. Senza smettere mai di essere folli.
E quando vi troverete di fronte ad un piatto di carbonara, mangiatela con gli occhi, con il naso e con la bocca.
Quando pregherete, fatelo al buio, nella vostra stanza, parlando solo con Dio.
Quando incontrerete un uomo che vi dirà: ho tutto il tempo e la voglia di ascoltarti, permettetegli di essere il cibo del vostro cuore, e non ne sarete mai sazi.

Chiara P.


(Tougher Than the Rest - Bruce Springsteen)

Well It’s Saturday night
you’re all dressed up in blue
I been watching you awhile
maybe you been watching me too
So somebody ran out
left somebody’s heart in a mess
Well if you’re looking for love
honey I’m tougher than the rest
Some girls they want a handsome Dan
or some good-lookin’ Joe on their arm
Some girls like a sweet-talkin’ Romeo
Well ‘round here baby
I learned you get what you can get
So if you’re rough enough for love
honey I’m tougher than the rest
The road is dark
and it’s a thin thin line
But I want you to know I’ll walk it for you any time
Maybe your other boyfriends
couldn’t pass the test
Well if you’re rough and ready for love
honey I’m tougher than the rest
Well it ain’t no secret
I’ve been around a time or two
Well I don’t know baby maybe you’ve been around too
Well there’s another dance
all you gotta do is say yes
And if you’re rough and ready for love
honey I’m tougher than the rest
If you’re rough enough for love
baby I’m tougher than the rest”



28 apr 2014

"Le Persone Cambiano e si Dimenticano di Avvisare gli Altri"

Persone.

Non finisci mai di conoscerle.

Le incontri, in un modo. Le vivi in un altro. Le scopri, un giorno, diverse.

Ti stupiscono continuamente, si rivelano, si trasformano.
Ti spiazzano, ti emozionano, ti immobilizzano, ti innalzano.
Ti spronano, ti ispirano, ti lasciano, ti deludono.

Come cambiano le persone. Come cambiamo noi.

Passiamo giorni e notti con una convinzione, e prima o poi questa viene smontata. Crolla, e ti senti stordito, incredulo.

Era veramente tutto frutto della mia immaginazione?
Erano solo delle maschere?




Alle volte tendiamo ad idealizzare situazioni e rapporti. Quasi come se disegnassimo nei minimi dettagli ciò che stiamo vivendo, ma alterandone contorni e colori, o addirittura tracciando linee che nella realtà non esistono.
I castelli di sabbia che almeno una volta ti sarai costruito, le ali che ti sei bruciato volando troppo in alto, le aspettative finite dentro ad una bottiglia di rum.

L’immagine delle persone che hai conosciuto e che non riconosci più.

L’amore, l’amicizia, il rispetto, la fiducia.

Non si finisce mai di imparare. Non si finisce mai di conoscere, credere e ricredersi.

Ma è incredibile quanto quel disegno rimanga sempre più vivo della realtà. Soprattutto se la bravura dell’artista è superiore alla bellezza del soggetto.

Perchè in realtà, chi vuole vivere di solo bianco e grigio? Chi vuole essere tradito, abbandonato, sentirsi perso ed amareggiato? Chi vuole morire senza aver vissuto? Senza aver lottato, pianto, gioito, goduto, amato?

Siamo noi a cambiare, a cambiare vestito.
Siamo noi a mostrare i lati migliori o peggiori, a celare e a scoprirci, oggi diversi da ieri.

Ma forse le persone non cambiano.
Forse più semplicemente, ad un certo punto, rivelano la loro vera natura.

Persone.

Imperfette ed uniche. Per questo mutevoli ed insostituibili.

Ad un certo punto "cambiano e si dimenticano di avvisare gli altri." (Lillian Helmann)


Chiara P.


22 apr 2014

Le Parole che Non Vuoi Sentire...

Le parole fanno male.

Alle volte ancor più dei silenzi.

Alcune entrano dentro come lame sottili. Piano, tagliano centimetro dopo centimetro con precisione millimetrica. Ti attraversano da parte a parte, infilzano il cuore, trafiggono l'anima.



Altre esplodono con la forza di una bomba. Fanno rumore, e squarciano la mano che avevi teso per fermarla, quella bomba.

Fanno male, da morire.

Di colpo ti ritrovi lì. Occhi chiusi e cuore rotto.

Scappi. Ti rifugi in quell’angolo che riconosce le tue lacrime. Sono quelle di allora.

Ma tu non sei più quella bambina.
Sei una donna, ora. Puoi alzare la voce e dire la tua, ora.

Eppure, ti ritrovi lì, inerme, con la testa fra le gambe.
Perché ci sono parole che fanno più male ora, di un tempo.

La santa ingenuità di quando ti dicevano: “Tranquilla, andrà tutto bene.”

Ti proteggeva, l’essere piccola. Non conoscere il vero significato delle parole, ti aiutava a non essere consapevole delle circostanze, a non sentirne il peso.

Ora sai che niente andrà bene, se non lo vuoi tu. Sai che niente muta se non sei tu a permettere che il mare torni calmo.

Ma certe parole. Quelle no, non le riesci a sentire. Non più.

Non puoi sopportarle, come se con sé portassero il peso degli anni, le delusioni, i fallimenti, i rimorsi ed i rimpianti.

E la voce si fa piccola, come allora. Senti la rabbia, il dolore, la tua fragilità. Chiudi gli occhi e la porta dietro a te.

Ti siedi lì, in quell’angolo. La testa più grande tra le gambe più lunghe. Il respiro più corto, il cuore più rotto.

Scendono le lacrime, più piene. E con esse escono le parole che non sei riuscita a pronunciare. E scivolano via, lontane, si perdono tra le dita che hai usato per asciugarti il viso.

La dura realtà, la tua verità. Nessuno la sa. E nessuno verrà, questa volta.

Sei sola, tu. Ma hai La Forza, ora, tu.

...Tranquilla, andrà tutto bene.




Chiara P.

17 apr 2014

Ancora una Notte. E ancora, una Mattina...




Una Mattina - Ludovico Einaudi
(Consiglio: leggete ascoltando la melodia)




Questa mattina mi sono svegliata con una voglia: scrivere.

Di me, di te.

Sporcare di nero questo foglio, fissare i miei pensieri, liberare le emozioni.

Forse ne esce una canzone, forse no.

L’altra sera parlavo con un mio amico di quanto la mente razionale freni le nostre sensazioni, di quanto sia limitante, a volte la ragione. Se ascoltassimo di più il nostro cuore, se agissimo di pancia, senza ma, senza se…

Vivendo l’ORA, il QUI e ADESSO. Forse vivremmo meglio.

Ascoltati.

Chiudi gli occhi e libera la mente. Non importi di pensare, alla fine qualcosa accadrà. Respira. Fai entrare i profumi, i colori, i suoni.

Ed ecco, ad un tratto l’immagine si fa nitida di fronte a te. Vedi, senti, ti emozioni. Il cuore inizia a pulsare, sempre più forte, ancora. Ancora.

Non resistergli. Non sfidarlo. Lascia che il suo suono rimbombi nella testa. Lascia che porti il sangue dove la carne sta morendo.

Ti farà male. Ti farà bene.
Gli farai male. Gli farai bene.

Non aver paura di provare. L’amore è l’unica forza alla quale non puoi resistere. Più cerchi di respingerla, più si fa viva ed insistente.

Più lo odi, più lo ami.
Più ti odia, più ti ama.

La vita è troppo breve per coltivare il dispiacere ed il risentimento. Vivi libero. Amando.

Mai nessuno potrà dirti che è sbagliato.
Mai nessuno ti potrà fermare. Vai ed inseguilo.

Il sangue scorre, inarrestabile. Il fuoco cresce sempre più, quando cerchi di domarlo. Prende ossigeno e si alimenta.

Se è quello giusto, sarà ancora lì a bruciare per te.

Vai. Corri. Fidati. Affidati. Non aver paura. Ti scalderà, senza bruciarti mai.

Sfrutta il vento e le maree.
Tu sei il capitano, tu sai dove vuoi andare. Chi o cosa stai cercando.
Quale volto vuoi vedere. Quale voce vuoi sentire.

Ascoltati.
Guardati.

E ti accorgerai che è sempre stato lì. Dentro di te e al tuo fianco.

Ti prendeva per mano quando ne avevi bisogno, ti lasciava camminare libero, ma rimanendo vigile su di te, due passi dietro.

Ti osserva da lontano, ti studia, cerca un motivo o una scusa. E spera che tu lo faccia entrare. Di nuovo.

L’Amore non ti abbandonerà mai.

E tu non vuoi che lo faccia. Non sei pronto. Non ancora.
Ancora qualche battito, ancora una canzone.

Resta.

Ancora una notte.
E ancora, una mattina.


A presto

Chiara P.

16 apr 2014

Vai avanti tu che mi vien da ridere...

“Chi ha il coraggio di ridere è padrone del mondo” scriveva Giacomo Leopardi.

Non aveva mica tutti i torti.

Chi ride ha sempre una marcia in più.
Un po’ come le persone che passeggiano a testa alta, fiere, guardando lontano. Gente sicura di sé, che non ha paura di incrociare altri sguardi.

Purtroppo siamo sempre più abituati a non ridere, a causa dei mille problemi che ci affliggono quotidianamente, camminiamo sempre più veloce guardandoci i piedi, calpestando alle volte quegli degli altri senza fermarci, poi, per chiedere scusa.

Il non ridere è uno stato che molti considerano quasi come la naturale smorfia da portare nella vita.

Quante persone ti colpiscono perche non ridono?
Quante invece ti catturano con il loro sorriso, contagioso, radioso, semplicemente bello?

Prova a pensarci.

A quanto ci da gioia vedere il sorriso di un bambino, o di quell’uomo in mezzo alla piazza mentre aspetta la sua donna, che a sua volta sorride.



Quanto questo semplice contrarsi di muscoli facciali possa renderci migliori, metterci nella condizione di accettare qualsiasi situazione, affrontare i problemi con uno spirito positivo.

Qualche tempo fa scrissi un post sulla differenza tra ridere e sorridere. Mi ricordo quel momento e quali sensazioni mi avevano portato ad esprimermi in quei termini.

Una telefonata. Inaspettata.
Una voce. Tanto desiderata.
La mia gioia immensa che si esprimeva attraverso lacrime e grandi sorrisi.

Ora quei sorrisi, di guancia e di pancia, ma soprattutto di cuore, li ha portati via il vento.

Ma l’altro giorno ne sono arrivati di nuovi. Spinti, magari forzati, ma che hanno dato una nuova luce alla mia giornata.

Si chiama YOGA DELLA RISATA, una forma di yoga che fa uso della risata autoindotta. Si basa sul fatto, scientificamente dimostrato, che il corpo, tanto sotto il profilo fisiologico quanto psicologico, non distingue tra risata forzata e risata autentica, pertanto i benefici che si ottengono sono identici.

Quindi, risate gratis per tutti!

Puoi farlo anche da solo, davanti allo specchio. Ti accorgerai di quanto siamo in grado di ridere senza un motivo preciso e di quanto abbiamo bisogno di non prenderci sul serio, alle volte.

Ridi, ridi senza pensarci, anche se senti di non poterci riuscire.

E un giorno torneranno quei sorrisi. Quelli veri, di guancia e di pancia. Ma soprattutto di cuore.

Intanto, fatevi due sane risate con una delle personalità più straordinarie del cinema, del teatro e della televisione italiana, Gigi Proietti.

A presto.

Chiara P.




31 mar 2014

Lei, storia di un amore liquido

“Che fai questa sera?”

“Non so. Tu?”

“Andiamo al cinema?”

“Ok!”

E’ nata così una serata diversa dalle altre. Un appuntamento che mi piacerebbe divenisse settimanale e che potrei chiamare  Al cinema con mamma.
A parte il piacere nel condividere insieme a lei un momento cinematografico, c’era un film che mi ero ripromessa di andare a vedere non appena fosse uscito.

“Due biglietti per Lei/Her, grazie!”

“E’ in lingua originale, va bene?”

Subito lo sguardo mio e dell’omino con il berretto si è rivolto a mia madre, come a dire: ce la farà a passare i titoli di testa prima di addormentarsi?  Oppure, perderà la vista nel leggere i sottotitoli?

“Certo!” è stata la sua risposta, sottintendendo una conoscenza approfondita della lingua e mettendo così a tacere i nostri pensieri.

“Ottima scelta! E poi, personalmente, ho visto entrambe le versioni, ma quella in lingua originale mi è decisamente piaciuta di più!”

Madddaiii???!!

“Comunque..  sala 1, fila N, posti 14 e 15. Buona visione!”




Vi risparmio il “durante il film”, tra i commenti di mia madre un po’ troppo poco moderna per alcune scene di sesso (sebbene virtuale) e i non commenti ad altre parti che sono sicura fa fatica a ricordarsi… Della serie, SPERO ALMENO DI NON RUSSARE!

Capita, soprattutto se il film non ti prende molto.

Beh, a me invece ha preso di brutto!

Nei giorni successivi ho letto diverse recensioni di chi, come me, si era seduto comodo in poltrona, con o senza mamma al seguito, e aveva fissato il maxi schermo per 120 minuti catturato dalle immagini, dai colori e dalla voce di quel gran pezzo di donna che risponde al nome di Scarlett Johansson.
Ma a parte questo aspetto che ha fatto tanto parlare, quasi fosse l’elemento principale, (nonostante faccia di certo la differenza, sia chiaro!), ciò che mi ha colpito sono stati i silenzi.

Silenzi lunghi, sospirati, vissuti, animati da colori e movimenti. Silenzi vivi, pieni, quasi assordanti.

I dialoghi tra Theodore e Samantha leggeri e morbidi, danzano nell’aria, appesi ad un filo. Si allontanano e si avvicinano con le movenze di due pattinatori sul ghiaccio. Si toccano, si spingono, si riprendono, si accarezzano intersecandosi alla perfezione.

Se ne percepisce ogni sensazione, ogni desiderio.

Ma come si può rendere così umano quello che umano non è?
Può un abbraccio essere così caldo e privo di materia allo stesso tempo? Ci si può innamorare di una voce, a tal punto da esserne dipendenti?

Può esistere un amore liquido?

Io penso che Spike Jonze, regista del film, fondendo insieme fantascienza e melodramma, sia riuscito nel suo intento, ovvero quello di farci uscire dalla sala con tutti questi interrogativi, oltre a tanti altri sulla nostra esistenza.
Di farci riflettere sul nostro oggi.
Un mondo in cui siamo sempre più numerosi, ma sempre più soli.
Un tempo in cui la tecnologia sta oltrepassando ogni barriera, e che in questo film può paradossalmente far nascere dei sentimenti, far provare delle emozioni.
Un amore virtuale eppure dolcissimo, costruito in una sceneggiatura visionaria con scenografie essenziali ma calde.

Un uomo Lui, una voce Lei.

Quasi non fosse un sistema operativo, Samantha, ma una donna vera, con due braccia, due gambe ed una bocca da baciare. Un amore che non può vivere nel corpo di nessun altra, ma che domina la mente di Theodore, animando la sua immaginazione.

Quasi come un amore lontano.

A milioni di miglia di distanza.

Un amore tenero e dolce come questa canzone.
Solo una chitarra ed una voce.

Questa volta è la Mia.

Spero vi piaccia.

A presto.



Chiara P.








(Karen O - The Moon Song)

I’m lying on the moon
My dear, I’ll be there soon
It’s a quiet starry place
Time’s we’re swallowed up
In space we’re here a million miles away

There’s things I wish I knew
There’s no thing I’d keep from you
It’s a dark and shiny place
But with you my dear
I’m safe and we’re a million miles away

We’re lying on the moon
It’s a perfect afternoon
Your shadow follows me all day
Making sure that I’m
Okay and we’re a million miles away


28 mar 2014

SOGNO O SON DESTO?

Non voglio dormire questa notte.

Non voglio chiudere gli occhi per paura di rivedere quel volto nei miei sogni.
Se deve farmi male non voglio più sognare.
E se deve farmi male, allora che sia per l'ultima volta.

Ma non voglio farlo questa notte. Non voglio sia la mia ultima notte.

Voglio rimanere con gli occhi aperti, voglio vedere, voglio vedermi.



Voglio ascoltare il mio respiro.
E gli occhi pesanti. Li sento. Ma resisto. Per non perdere il controllo.
Non voglio.

Ho paura. Ho paura di sognare.
Cose belle e brutte.
Non importa, perché al mio risveglio arriva la verità.
Era solo un sogno.

Non voglio dormire questa notte.
Oppure dormire e non ricordare più nulla domani.
Niente.

Se solo si potesse. Cancellare la delusione, il dolore, la rabbia con un colpo di spugna.
Liberarsi dalle catene. Oh quanto vorrei.
Liberarmi dall’amore.

Sono stanca, ma non voglio cadere ancora tra le braccia dei miei sogni.
Così calde da incendiarmi. Così fredde da raggelarmi.

Non voglio farmi portare via. Devo resistere, ad occhi aperti. Dove tutto è reale. Dove la luce illumina ogni angolo della stanza.

Questa notte non voglio sognare.
Questa notte veglio su di me.

Buonanotte a voi, che sognate liberi.




(Hurricane - Don't Wanna Dream)

So another day is over
As the red sky faeds to grey
And I feel just like a prisoner
Ever since you went away
Each time I close that door
Night beings
I'll turn out the lights
But I know, when I close my eyes
Your lovin' me again
But I wake up alone

Without you
(Now I lay me down to sleep)
To pull me through
(Pray the lord my soul to keep)
I don't wanna dream tonight without you
(If I die before I wake)
What will I do
(Pray to God my soul won't break)
I don't wanna dream tonight

As I lie here in the darkness
And I try to struggle free
From these chains of depseration
That's all you've left for me
All through the night
Your face, fills my dreams
Once more I fall, like before
Then the sun comes up
And I'm alone again
And the heartbreak beings

So long to the memories
When loneliness was my only friend
Sometimes it's hard when you close the door
To look back for more, and find it's
Not in your heart

So I close my eyes
And I start to dream
I'm not alone
Cause you're here now with me
And I won't have to be





21 mar 2014

I CASSETTI DI MARZO

Primavera.

La stagione dei fiori, dei profumi e delle pulizie.
Quest’ultime però (e per fortuna) si limitano ad una piccola porzione della bella stagione. Nel mio caso un paio di giorni.

“Pochi” dirai.

In realtà tutto si è moltiplicato nel tempo. I vestiti, le carte, i ricordi.




Ho riaperto cassetti chiusi da anni. Quasi dimenticati. Ho passato la mano sulla polvere per far riaffiorare i colori. E ho lasciato la polvere su ciò che un colore non l’ha mai avuto.

Quando si deve trovare lo spazio per riempirlo con il domani, c’è sempre qualcosa che verrà buttato. O raccolto e messo da parte. Ed inevitabilmente ti fermi a pensare.

La sensazione credo sia simile a quella che prova il contadino quando deve preparare il terreno per la bella stagione. Mi sembra di vederlo, lì fuori, mentre guarda il campo sopravvissuto all’inverno ed immagina come sarà tra un po’ di mesi, quel campo, vestito dei colori più belli. Ma ripensa anche alle temperature rigide e alle nevicate. Al vento e alla pioggia che hanno creato solchi ancor più profondi su quella terra già segnata dal tempo.

Quando si deve andare avanti si da sempre uno sguardo al passato. E’ una conditio sine qua non.
Per avere un paragone, per non commettere gli stessi errori o per portare, invece,  con sé quello che di buono c’è stato.  D’altronde noi siamo ciò che siamo grazie a quello che abbiamo fatto ieri, e l’altro ieri, e l’altro ieri ancora…

Alle decisioni prese. Ai sacrifici. Alle persone incontrate. Alle sensazioni provate.

Questo butto, questo tengo, questo…

Un’altra scelta da prendere. E’ la vita…  un continuo di prese di posizione.

E rimani fermo, immobile, con quella storia tra le mani, rivivendola. Provando le stesse emozioni che per anni avevi rinchiuso in quel cassetto, sotto a tutto il resto. E poi ti accorgi che per quanto tu avessi voluto rimuoverle dalla mente e dal cuore, tutto è ancora così vivo e limpido ai tuoi occhi.

Si, ora stai piangendo, ma va tutto bene. Non vergognarti di provare delle emozioni. C’è troppa gente che lo fa.

La verità è che un pezzo di carta lo puoi anche buttare, ma ci sono certi ricordi che ti rimangono dentro come tatuaggi. Non li puoi cancellare.

E ogni volta ti racconteranno una storia, come i segni su quel muro. Faranno sempre bene o sempre male. Anche se imparerai a conviverci, saranno sempre una parte della tua storia.
E nel bene o nel male, fanno di te la persona che sei. Quella persona che oggi è seduta a gambe incrociate a riordinare la propria vita e ad emozionarsi ancora.

Ma chi sarai domani?

Io aspetterò la prossima primavera per scoprirlo.

Intanto richiudo il cassetto, mi tolgo il cappotto e vado a conoscere questo nuovo sole.


A presto

Chiara P.

19 mar 2014

PAPPA, CACCA, MAMMA, PAPA'...

Dopo ciò che mi ha permesso di diventare 173 cm e di portare il 40/41 di scarpe, dopo ciò che mi consente di pesare sempre un pò meno quando esco dal bagno, dopo la splendida donna  che mi ha dato alla luce e che da sempre è la mia luce, arriva anche colui che in una notte d’agosto, tra sudore e desiderio, ha fatto in modo che io potessi incastonarmi nel ventre della donna che amava, crescere fino a 3,150 kg ed uscire a scoprire il mondo il 27 aprile di 26 anni fa.

Papà. 

Posso solo immaginare lo stupore e la gioia nei suoi occhi mentre pronunciavo questa parola per la prima volta.



Come per altre ricorrenze siamo qui oggi a ricordare e a festeggiare. Ma siamo qui ancora una volta a sottolineare l’inutilità di certi appuntamenti. Come se non ci ricordassimo di avere un padre o una madre nei restanti giorni dell’anno.

……

E’ così?

Quand’è stata l’ultima volta che hai visto tuo padre? Quando c’hai parlato l’ultima volta?

Purtroppo c’è chi non ha più la possibilità di vivere certi scambi così intimi, di ricevere un abbraccio o una pacca sulla spalla.

E’ la vita, dicono.

Ad un certo punto ognuno prende la propria strada. Si cresce, si esce di casa per scoprire il mondo. Alle volte si torna indietro, altre volte no. E Lui invecchia mentre guarda i tuoi progressi, mentre assiste alla tua Laurea, ai tuoi successi ed insuccessi, al tuo matrimonio, alla nascita di tuo figlio.

Sempre e comunque tu con più anni davanti, lui con più anni dietro.

Allora? Ti è venuto in mente quando hai pronunciato l’ultima volta “Papà”?

Può succedere qualsiasi cosa, puoi averci  un legame più o meno forte, ma rimarrà sempre una parte di te. Tu sarai sempre una parte di lui. E’ e sarà sempre tuo padre. Ogni giorno dell’anno per ogni giorno della tua vita.

Ascoltalo quando ti racconta la sua di vita.

Ringrazialo perché ti ha insegnato a camminare con le tue gambe.

E abbraccialo quando ti dirà “Guardami, io sono vecchio, ma sono felice.”

A presto

Chiara P.


Cat Stevens - Father and Son

It's not time to make a change, 
Just relax, take it easy. 
You're still young, that's your fault, 
There's so much you have to know. 
Find a girl, settle down, 
If you want you can marry. 
Look at me, I am old, but I'm happy. 

I was once like you are now, and I know that it's not easy, 
To be calm when you've found something going on. 
But take your time, think a lot, 
Why, think of everything you've got. 
For you will still be here tomorrow, but your dreams may not. 

How can I try to explain, when I do he turns away again. 
It's always been the same, same old story. 
From the moment I could talk I was ordered to listen. 
Now there's a way and I know that I have to go away. 
I know I have to go. 

It's not time to make a change, 
Just sit down, take it slowly. 
You're still young, that's your fault, 
There's so much you have to go through. 
Find a girl, settle down, 
if you want you can marry. 
Look at me, I am old, but I'm happy. 

All the times that I cried, keeping all the things I knew inside, 
It's hard, but it's harder to ignore it. 
If they were right, I'd agree, but it's them you know not me. 
Now there's a way and I know that I have to go away. 
I know I have to go.


11 gen 2014

Destra o Sinistra?!?

Quando non sapete cosa fare, non fate niente!
Questa è la prima regola per non commettere errori che potreste pagare cari.

Quindi, fate un bel respiro profondo, bevete un bicchiere d’acqua (o di vino) e cercate di dormirci su. Dicono che la notte porti consiglio. Non sempre è così, ma di certo avrete evitato di prendere una decisione affrettata.
E tutti sanno che la fretta è cattiva consigliera.

L’indomani, con molta pazienza, riprendete quel pensiero che non vi ha fatto dormire la notte (lo so) e cercate di snocciolarlo.
Provate ad analizzarne tutte le sfaccettature, mettendo sui piatti della bilancia gli aspetti negativi e quelli positivi, ed osservate da che parte pende l’ago.

Ascoltate le vostre sensazioni, le vostre emozioni e seguitele. Chi ha ascoltato la voce del proprio cuore, raramente ha sbagliato o si è pentito delle scelte prese.
Ma attenzione, perché chi meglio del cuore può farvi prendere delle decisioni impulsive e quindi affrettate?

E’ un’arma a doppio taglio. Il cuore.            
    
Ma anche ragionare troppo non porta ad una soluzione.

Quindi che fare? Dove sta il giusto mezzo?



Io penso che in fondo, in un angolo di noi stessi, sappiamo cosa è giusto e cosa è meglio fare. Quello che ci frena è la paura.

La paura di sbagliare, e di non poter tornare indietro.

Ma questa, che altro è se non una delle prime regole che ci insegnano da piccoli, quando ancora non sappiamo che se cadi a terra senza mettere le mani davanti, poi i tuoi compagni di classe ti chiameranno “sdentato” per un bel po’ di tempo.

“SBAGLIANDO SI IMPARA.”

E allora, sbagliate, e più sbaglierete più imparerete. Ed allo stesso tempo imparerete a non rifare lo stesso errore.

Io, per adesso, faccio un bel respiro, bevo un bicchiere d’acqua e ci dormo su.


Buon riposo, e che la notte sia buona consigliera.

A presto.

Chiara P.

3 gen 2014

Parla come Mangi!

Avete mai quantificato il tempo che dedichiamo a parlare con la gente? Mettersi lì, seduti magari ad un bar e aprirsi di fronte a qualcuno. Un amico, un fratello, un collega. In altri contesti potrebbero essere un prete o un medico.

“Ti dico questa cosa, ti racconto quest’altra, le consiglio di….”

Dedicare un fetta della nostra vita a condividere esperienze attraverso la parola.
Sicuramente meno tempo di quanto ne spendiamo ad inviare whatsapp, a rispondere ai messaggi su facebook, a postare una foto su twitter attraverso instagram…

D’altronde, siamo immersi nell’era dei social network, l’era della “Solitudine Socializzata”, dove la condivisione è isolamento. Un paradosso direte voi. Lo è davvero.

Scattiamo più velocemente se sentiamo un TIN provenire dalla borsa, che quando vediamo cadere una vecchietta sul marciapiede.
Questa è l’estremizzazione dell’essere SOCIALI, ed il più grande controsenso dell’essere UMANI.
Ci siamo completamente dimenticati di quanto ci stiamo impoverendo dentro, quanto stiamo diventando dipendenti dalle scritture veloci che impongono pensieri brevi e pressoché vuoti.

Ci sentiamo più persi senza il nostro i-phone che da soli, in mezzo al deserto.

Questa è l’era del “si può avere tutto in ogni luogo ed in ogni momento”. Non conosciamo più l’attesa che porta la curiosità del sapere.



https://www.facebook.com/photo.php?fbid=784858161531460&set=pb.110550025628947.-2207520000.1388761510.&type=3&theater


I commenti a questa foto mi hanno veramente colpita. C’è chi si discosta dalla presa di posizione dei titolari del bar immortalato, chi invece condivide l’idea e ne apprezza le buone intenzioni.
(Vi consiglio di darci una letta per capire chi è “socialmente solo” e chi invece vorrebbe solamente socializzare.)

Ho visto persone parlare al telefono senza avere nessuno dall’altra parte dell’apparecchio. E non sto parlando di gente che pur di non sentirsi sola finge di dialogare con qualcuno, ma di persone che pongono le più assurde domande all’i-phone ricevendone magari come risposta: “Non capisco cosa intendi”!

Ho visto persone isolarsi da un gruppo, perché magari poco interessate ai discorsi degli altri componenti, iniziando a “smanettare” con il telefoni, ed arrivare ad un punto tale da non sentire più le voci degli amici, le risate, i rumori intorno…….

“Mi scusi, stiamo chiudendo.”

Si, sei rimasto solo, con il telefono in mano ed il titolare del locale che sta ultimando le pulizie.

Ma per fortuna non tutti siamo stati assorbiti dal dilagante universo dei social network e qualcuno ancora si diletta in spensierate chiacchierate, sostituendo gli emoticons alle vere emozioni. Momenti di condivisione che non rischiano di perdersi a causa di un reset, ma che creano legami e ricordi.

Frasi lunghe e piene ,intervallate da un sorso di caffè, che scorrono come l’acqua nei torrenti.

Parlate. Parlate di più e a viso aperto. Riempite la vostra vita di questi momenti. Raccontate e raccontatevi,
ad un amico, al fidanzato, ad un familiare, a chiunque vi ispiri qualcosa di buono, e non vi sentirete mai soli.

A presto

Chiara P.



(Come talk to me - Peter Gabriel)

The wretched desert takes its form, the jackal proud and tight 
In search of you, I feel my way, though the slowest heaving night 
Whatever fear invents, I swear it make no sense 
I reach through the border fence 
Come down, come talk to me 

In the swirling, curling storm of desire unuttered words hold fast 
With reptile tongue, the lightning lashes towers built to last 
Darkness creeps in like a thief and offers no relief 
Why are you shaking like a leaf 
Come on, come talk to me 

Ah please talk to me 
Won't you please talk to me 
We can unlock this misery 
Come on, come talk to me 

{Chorus 1:} 
I did not come to steal 
This all is so unreal 
Can't you show me how you feel now 
Come on, come talk to me 
Come talk to me [x2] 

The earthly power sucks shadowed milk from sleepy tears undone 
From nippled skin as smooth as silk the bugles blown as one 
You lie there with your eyes half closed like there's no-one there at all 
There's a tension pulling on your face 
Come on, come talk to me 

Won't you please talk to me 
If you'd just talk to me 
Unblock this misery 
If you'd only talk to me 

{Chorus 2:} 
Don't you ever change your mind 
Now your future's so defined 
And you act so deaf and blind 
[And you act so deaf so blind] 
Come on, come talk to me 
Come talk to me [x2] 

I can imagine the moment 
Breaking out through the silence 
All the things that we both might say 
And the heart it will not be denied 
'Til we're both on the same damn side 
All the barriers blown away 

I said please talk to me 
Won't you please come talk to me 
Just like it used to be 
Come on, come talk to me 
I did not come to steal 
This all is so unreal 
Can you show me how you feel now 
Come on, come talk to me 
Come talk to me [x2] 

I said please talk to me 
If you'd just talk to me 
Unblock this misery 
If you'd only talk to me 
[Chorus 2]