31 mar 2014

Lei, storia di un amore liquido

“Che fai questa sera?”

“Non so. Tu?”

“Andiamo al cinema?”

“Ok!”

E’ nata così una serata diversa dalle altre. Un appuntamento che mi piacerebbe divenisse settimanale e che potrei chiamare  Al cinema con mamma.
A parte il piacere nel condividere insieme a lei un momento cinematografico, c’era un film che mi ero ripromessa di andare a vedere non appena fosse uscito.

“Due biglietti per Lei/Her, grazie!”

“E’ in lingua originale, va bene?”

Subito lo sguardo mio e dell’omino con il berretto si è rivolto a mia madre, come a dire: ce la farà a passare i titoli di testa prima di addormentarsi?  Oppure, perderà la vista nel leggere i sottotitoli?

“Certo!” è stata la sua risposta, sottintendendo una conoscenza approfondita della lingua e mettendo così a tacere i nostri pensieri.

“Ottima scelta! E poi, personalmente, ho visto entrambe le versioni, ma quella in lingua originale mi è decisamente piaciuta di più!”

Madddaiii???!!

“Comunque..  sala 1, fila N, posti 14 e 15. Buona visione!”




Vi risparmio il “durante il film”, tra i commenti di mia madre un po’ troppo poco moderna per alcune scene di sesso (sebbene virtuale) e i non commenti ad altre parti che sono sicura fa fatica a ricordarsi… Della serie, SPERO ALMENO DI NON RUSSARE!

Capita, soprattutto se il film non ti prende molto.

Beh, a me invece ha preso di brutto!

Nei giorni successivi ho letto diverse recensioni di chi, come me, si era seduto comodo in poltrona, con o senza mamma al seguito, e aveva fissato il maxi schermo per 120 minuti catturato dalle immagini, dai colori e dalla voce di quel gran pezzo di donna che risponde al nome di Scarlett Johansson.
Ma a parte questo aspetto che ha fatto tanto parlare, quasi fosse l’elemento principale, (nonostante faccia di certo la differenza, sia chiaro!), ciò che mi ha colpito sono stati i silenzi.

Silenzi lunghi, sospirati, vissuti, animati da colori e movimenti. Silenzi vivi, pieni, quasi assordanti.

I dialoghi tra Theodore e Samantha leggeri e morbidi, danzano nell’aria, appesi ad un filo. Si allontanano e si avvicinano con le movenze di due pattinatori sul ghiaccio. Si toccano, si spingono, si riprendono, si accarezzano intersecandosi alla perfezione.

Se ne percepisce ogni sensazione, ogni desiderio.

Ma come si può rendere così umano quello che umano non è?
Può un abbraccio essere così caldo e privo di materia allo stesso tempo? Ci si può innamorare di una voce, a tal punto da esserne dipendenti?

Può esistere un amore liquido?

Io penso che Spike Jonze, regista del film, fondendo insieme fantascienza e melodramma, sia riuscito nel suo intento, ovvero quello di farci uscire dalla sala con tutti questi interrogativi, oltre a tanti altri sulla nostra esistenza.
Di farci riflettere sul nostro oggi.
Un mondo in cui siamo sempre più numerosi, ma sempre più soli.
Un tempo in cui la tecnologia sta oltrepassando ogni barriera, e che in questo film può paradossalmente far nascere dei sentimenti, far provare delle emozioni.
Un amore virtuale eppure dolcissimo, costruito in una sceneggiatura visionaria con scenografie essenziali ma calde.

Un uomo Lui, una voce Lei.

Quasi non fosse un sistema operativo, Samantha, ma una donna vera, con due braccia, due gambe ed una bocca da baciare. Un amore che non può vivere nel corpo di nessun altra, ma che domina la mente di Theodore, animando la sua immaginazione.

Quasi come un amore lontano.

A milioni di miglia di distanza.

Un amore tenero e dolce come questa canzone.
Solo una chitarra ed una voce.

Questa volta è la Mia.

Spero vi piaccia.

A presto.



Chiara P.








(Karen O - The Moon Song)

I’m lying on the moon
My dear, I’ll be there soon
It’s a quiet starry place
Time’s we’re swallowed up
In space we’re here a million miles away

There’s things I wish I knew
There’s no thing I’d keep from you
It’s a dark and shiny place
But with you my dear
I’m safe and we’re a million miles away

We’re lying on the moon
It’s a perfect afternoon
Your shadow follows me all day
Making sure that I’m
Okay and we’re a million miles away


28 mar 2014

SOGNO O SON DESTO?

Non voglio dormire questa notte.

Non voglio chiudere gli occhi per paura di rivedere quel volto nei miei sogni.
Se deve farmi male non voglio più sognare.
E se deve farmi male, allora che sia per l'ultima volta.

Ma non voglio farlo questa notte. Non voglio sia la mia ultima notte.

Voglio rimanere con gli occhi aperti, voglio vedere, voglio vedermi.



Voglio ascoltare il mio respiro.
E gli occhi pesanti. Li sento. Ma resisto. Per non perdere il controllo.
Non voglio.

Ho paura. Ho paura di sognare.
Cose belle e brutte.
Non importa, perché al mio risveglio arriva la verità.
Era solo un sogno.

Non voglio dormire questa notte.
Oppure dormire e non ricordare più nulla domani.
Niente.

Se solo si potesse. Cancellare la delusione, il dolore, la rabbia con un colpo di spugna.
Liberarsi dalle catene. Oh quanto vorrei.
Liberarmi dall’amore.

Sono stanca, ma non voglio cadere ancora tra le braccia dei miei sogni.
Così calde da incendiarmi. Così fredde da raggelarmi.

Non voglio farmi portare via. Devo resistere, ad occhi aperti. Dove tutto è reale. Dove la luce illumina ogni angolo della stanza.

Questa notte non voglio sognare.
Questa notte veglio su di me.

Buonanotte a voi, che sognate liberi.




(Hurricane - Don't Wanna Dream)

So another day is over
As the red sky faeds to grey
And I feel just like a prisoner
Ever since you went away
Each time I close that door
Night beings
I'll turn out the lights
But I know, when I close my eyes
Your lovin' me again
But I wake up alone

Without you
(Now I lay me down to sleep)
To pull me through
(Pray the lord my soul to keep)
I don't wanna dream tonight without you
(If I die before I wake)
What will I do
(Pray to God my soul won't break)
I don't wanna dream tonight

As I lie here in the darkness
And I try to struggle free
From these chains of depseration
That's all you've left for me
All through the night
Your face, fills my dreams
Once more I fall, like before
Then the sun comes up
And I'm alone again
And the heartbreak beings

So long to the memories
When loneliness was my only friend
Sometimes it's hard when you close the door
To look back for more, and find it's
Not in your heart

So I close my eyes
And I start to dream
I'm not alone
Cause you're here now with me
And I won't have to be





21 mar 2014

I CASSETTI DI MARZO

Primavera.

La stagione dei fiori, dei profumi e delle pulizie.
Quest’ultime però (e per fortuna) si limitano ad una piccola porzione della bella stagione. Nel mio caso un paio di giorni.

“Pochi” dirai.

In realtà tutto si è moltiplicato nel tempo. I vestiti, le carte, i ricordi.




Ho riaperto cassetti chiusi da anni. Quasi dimenticati. Ho passato la mano sulla polvere per far riaffiorare i colori. E ho lasciato la polvere su ciò che un colore non l’ha mai avuto.

Quando si deve trovare lo spazio per riempirlo con il domani, c’è sempre qualcosa che verrà buttato. O raccolto e messo da parte. Ed inevitabilmente ti fermi a pensare.

La sensazione credo sia simile a quella che prova il contadino quando deve preparare il terreno per la bella stagione. Mi sembra di vederlo, lì fuori, mentre guarda il campo sopravvissuto all’inverno ed immagina come sarà tra un po’ di mesi, quel campo, vestito dei colori più belli. Ma ripensa anche alle temperature rigide e alle nevicate. Al vento e alla pioggia che hanno creato solchi ancor più profondi su quella terra già segnata dal tempo.

Quando si deve andare avanti si da sempre uno sguardo al passato. E’ una conditio sine qua non.
Per avere un paragone, per non commettere gli stessi errori o per portare, invece,  con sé quello che di buono c’è stato.  D’altronde noi siamo ciò che siamo grazie a quello che abbiamo fatto ieri, e l’altro ieri, e l’altro ieri ancora…

Alle decisioni prese. Ai sacrifici. Alle persone incontrate. Alle sensazioni provate.

Questo butto, questo tengo, questo…

Un’altra scelta da prendere. E’ la vita…  un continuo di prese di posizione.

E rimani fermo, immobile, con quella storia tra le mani, rivivendola. Provando le stesse emozioni che per anni avevi rinchiuso in quel cassetto, sotto a tutto il resto. E poi ti accorgi che per quanto tu avessi voluto rimuoverle dalla mente e dal cuore, tutto è ancora così vivo e limpido ai tuoi occhi.

Si, ora stai piangendo, ma va tutto bene. Non vergognarti di provare delle emozioni. C’è troppa gente che lo fa.

La verità è che un pezzo di carta lo puoi anche buttare, ma ci sono certi ricordi che ti rimangono dentro come tatuaggi. Non li puoi cancellare.

E ogni volta ti racconteranno una storia, come i segni su quel muro. Faranno sempre bene o sempre male. Anche se imparerai a conviverci, saranno sempre una parte della tua storia.
E nel bene o nel male, fanno di te la persona che sei. Quella persona che oggi è seduta a gambe incrociate a riordinare la propria vita e ad emozionarsi ancora.

Ma chi sarai domani?

Io aspetterò la prossima primavera per scoprirlo.

Intanto richiudo il cassetto, mi tolgo il cappotto e vado a conoscere questo nuovo sole.


A presto

Chiara P.

19 mar 2014

PAPPA, CACCA, MAMMA, PAPA'...

Dopo ciò che mi ha permesso di diventare 173 cm e di portare il 40/41 di scarpe, dopo ciò che mi consente di pesare sempre un pò meno quando esco dal bagno, dopo la splendida donna  che mi ha dato alla luce e che da sempre è la mia luce, arriva anche colui che in una notte d’agosto, tra sudore e desiderio, ha fatto in modo che io potessi incastonarmi nel ventre della donna che amava, crescere fino a 3,150 kg ed uscire a scoprire il mondo il 27 aprile di 26 anni fa.

Papà. 

Posso solo immaginare lo stupore e la gioia nei suoi occhi mentre pronunciavo questa parola per la prima volta.



Come per altre ricorrenze siamo qui oggi a ricordare e a festeggiare. Ma siamo qui ancora una volta a sottolineare l’inutilità di certi appuntamenti. Come se non ci ricordassimo di avere un padre o una madre nei restanti giorni dell’anno.

……

E’ così?

Quand’è stata l’ultima volta che hai visto tuo padre? Quando c’hai parlato l’ultima volta?

Purtroppo c’è chi non ha più la possibilità di vivere certi scambi così intimi, di ricevere un abbraccio o una pacca sulla spalla.

E’ la vita, dicono.

Ad un certo punto ognuno prende la propria strada. Si cresce, si esce di casa per scoprire il mondo. Alle volte si torna indietro, altre volte no. E Lui invecchia mentre guarda i tuoi progressi, mentre assiste alla tua Laurea, ai tuoi successi ed insuccessi, al tuo matrimonio, alla nascita di tuo figlio.

Sempre e comunque tu con più anni davanti, lui con più anni dietro.

Allora? Ti è venuto in mente quando hai pronunciato l’ultima volta “Papà”?

Può succedere qualsiasi cosa, puoi averci  un legame più o meno forte, ma rimarrà sempre una parte di te. Tu sarai sempre una parte di lui. E’ e sarà sempre tuo padre. Ogni giorno dell’anno per ogni giorno della tua vita.

Ascoltalo quando ti racconta la sua di vita.

Ringrazialo perché ti ha insegnato a camminare con le tue gambe.

E abbraccialo quando ti dirà “Guardami, io sono vecchio, ma sono felice.”

A presto

Chiara P.


Cat Stevens - Father and Son

It's not time to make a change, 
Just relax, take it easy. 
You're still young, that's your fault, 
There's so much you have to know. 
Find a girl, settle down, 
If you want you can marry. 
Look at me, I am old, but I'm happy. 

I was once like you are now, and I know that it's not easy, 
To be calm when you've found something going on. 
But take your time, think a lot, 
Why, think of everything you've got. 
For you will still be here tomorrow, but your dreams may not. 

How can I try to explain, when I do he turns away again. 
It's always been the same, same old story. 
From the moment I could talk I was ordered to listen. 
Now there's a way and I know that I have to go away. 
I know I have to go. 

It's not time to make a change, 
Just sit down, take it slowly. 
You're still young, that's your fault, 
There's so much you have to go through. 
Find a girl, settle down, 
if you want you can marry. 
Look at me, I am old, but I'm happy. 

All the times that I cried, keeping all the things I knew inside, 
It's hard, but it's harder to ignore it. 
If they were right, I'd agree, but it's them you know not me. 
Now there's a way and I know that I have to go away. 
I know I have to go.